Crediti alle imprese – 35%, investimenti – 60%, 4 miliardi di crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione, 843 imprese fallite nel 2011,  1/3 di questi fallimenti causati dai ritardi dei pagamenti da parte delle PA: non è solo la crisi, ma anche la stretta del credito e i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione ad affossare le PMI toscane.

Il Presidente CNA Toscana Valter Tamburini e il Direttore Saverio Paolieri hanno illustrato i problemi, ma anche indicato una serie di proposte per il rilancio dell’economia regionale.

  1. Difficoltà di accesso al credito, fattore penalizzante per le imprese toscane

Uno dei fattori maggiormente penalizzanti per le imprese già turbate dalla crisi economica è la difficoltà nell’accesso al credito. Le banche non danno più credito alle imprese, in particolare alle Pmi e alle microimprese: nell'ultimo trimestre del 2011 si è registrata una riduzione del credito per i prestiti alle aziende pari al 35% (in aumento del 16% dal trimestre precedente). Più della metà delle microimprese segnalano maggiori difficoltà nella concessione del credito da parte degli istituti bancari negli ultimi tre mesi, mentre più di 1/3 evidenzia un peggioramento nelle relazioni con le banche a causa di richiesta di garanzie maggiori, aumento dei tassi bancari e dei costi.

Che i problemi di liquidità si siano aggravati con la crisi è confermato anche da un’indagine nazionale CNA in base alla quale il 78% degli intervistati ritiene che il credit crunch percepito sia addirittura peggiore rispetto a quello verificatosi nel 2008 e nel 2009. Una difficoltà che aumenta proporzionalmente al diminuire del livello dimensionale, aspetto preoccupante particolarmente in Toscana dove l’ossatura produttiva fondamentale sono le PMI e le microimprese. Nonostante proprio queste imprese costituiscano un minor rischio rispetto alle grandi, Basilea 3 rischia di penalizzare soprattutto queste ultime perché induce le banche a tenere a freno i prestiti anche alle aziende più piccole e ad attenersi a rigidi requisiti minimi di capitale, pur confermando loro un trattamento di favore.

Segnali di un consistente irrigidimento del credito in Toscana sono evidenziati anche dalla dinamica estremamente depressiva degli investimenti artigiani che, nella prima parte del 2011, si caratterizzano per una flessione media pari al -60,2%, circa -1,15miliardi di euro su base regionale (dati CNA Toscana – indagine congiunturale Trend).

Un segnale preoccupante, confermato anche dalla diminuzione di operatività di Artigiancredito Toscano (il consorzio fidi regionale unitario dell’artigianato toscano): nel 2011 un calo del 20% ed in maniera uniforme in tutte le province. Parallelamente, risultano sempre più  frequenti le disdette delle convenzioni da parte delle banche. Fidi Toscana lamenta invece un consistente calo delle erogazioni rilevato nell’ultimo trimestre (da settembre 2011 a dicembre 2011) anche se i dati riferiti alla complessiva operatività da febbraio 2009 a dicembre 2011 sono buoni: 79% la percentuale di erogato sull’accolto per la Misura Liquidità e 66% la percentuale relativa agli investimenti. Il rischio è appunto che, a prescindere dal credito garantito, si assista ad una diminuzione delle garanzie ed in ultima istanza ad una minore consistenza di credito a causa dell’aumento dei tassi di interesse e degli oneri accessori.

Queste tendenze confermano come offerta e domanda del credito siano strategicamente correlate: le misure sempre più restrittive imposte dalle banche rischiano di indurre molte imprese a diminuire il ricorso al credito ed a approvvigionarsi attraverso modalità alternative.

L’azione dei grandi gruppi bancari dovrebbe essere maggiormente attenta all’economia reale piuttosto che a quella finanziaria attraverso accordi con le imprese per sostenere il finanziamento delle imprese artigiane. Sostegni e accordi che sono arrivati in maniera maggiore dalle banche legate al territorio (ad esempio il credito cooperativo): la conoscenza diretta dell’impresa e la sensibilità verso il territorio hanno certamente rappresentato (e potrebbero rappresentare) due elementi chiave per lo sviluppo di rapporti di credito stabili e continuativi.

Effetto positivo potrebbe avere l’azione della BCE che ha immesso nel mercato bancario  liquidità a basso costo – solo 1% – e che però non sembra aver dato ancora gli effetti sperati soprattutto nell’economia reale del Paese i cui i segnali di rallentamento sono sempre più evidenti.

 

  1. I ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione: una scure sulle imprese toscane

Molte PMI toscane hanno dichiarato fallimento, o corrono il rischio di farlo nel corso dei prossimi mesi, a causa dei ritardi nei pagamenti ai fornitori da parte della Pubblica Amministrazione. Nel 2011 sono state 843 le imprese toscane a chiudere per fallimento, ovvero 23 ogni 10.000 imprese attive in regione. Circa un terzo di tali fallimenti è riconducibile ai ritardi dei pagamenti ai fornitori da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ritardi che negli ultimi anni hanno subìto una forte impennata: 180 giorni nel 2011, 128 giorni nel 2009.

Il problema riguarda un po’ tutte le PA, anche se difficoltà maggiori si presentano nel settore sanitario: le imprese toscane nel 2011 hanno dovuto attendere in media 246 giorni per il saldo di una fattura emessa nei confronti di una Asl. La situazione è insostenibile e le imprese si vengono a trovare a corto di liquidità. L’ulteriore paradosso è costituito dal fatto che la PA pretende preventivamente dalle imprese una lunga serie di documenti di accreditamento, tra cui quello di regolarità contributiva! Dal 1° gennaio 2012, inoltre, si è dimezzato a 90 giorni il termine entro cui le banche devono segnalare alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia gli sconfinamenti continuativi di credito, ovvero l’utilizzo del conto corrente oltre i limiti del fido. Ciò espone le imprese al rischio di doversi rivolgersi a canali di finanziamento “paralleli”, non legali, e quindi ad infiltrazioni malavitose all’interno di aziende sane.

Oggi le imprese italiane vantano circa 70 miliardi di crediti nei confronti della PA. Poiché la spesa delle PA toscane rappresenta circa il 6% di quella sostenuta a livello nazionale, le imprese toscane vantano crediti per oltre 4 miliardi di euro nei confronti del committente pubblico.

Le voci di spesa più rilevanti della PA sono costituite da sanità, istruzione e servizi pubblici generali, settori attorno a cui ruota una galassia di imprese appaltatrici e un tessuto molto vasto di pmi sub-appaltatrici, che operano soprattutto nelle costruzioni e nei servizi.

Molte PA disporrebbero delle risorse per far fronte ai pagamenti delle ditte fornitrici e appaltanti, ma tuttavia sono bloccate dal Patto di Stabilità Interno, che obbliga gli enti a diluire i pagamenti nel tempo per quegli interventi finanziati da mutui o prestiti.

La UE ha tentato di dare una risposta a tali problemi con la Direttiva sui ritardi nei pagamenti (2011/7/UE), che obbliga gli enti pubblici a pagare le imprese entro 30 giorni (e solo in circostanze eccezionali entro 60 giorni) e riconosce alle imprese il diritto di esigere il pagamento degli interessi di mora in caso di ritardi. La Direttiva dovrebbe essere recepita dall’Italia entro il marzo 2013.

Nel frattempo CNA Toscana chiede alla Regione di mettere anche per il 2012 una quota del bilancio regionale a disposizione degli enti locali per i pagamenti alle imprese creditrici.

 

Le proposte CNA Toscana per l’Economia Regionale

CNA Toscana è convinta che, di fronte al quadro di grave crisi ed ai profondi mutamenti della società e dell’economia, la Regione Toscana debba impegnarsi, attraverso una serie di misure che ne sostengano la crescita e la capacità competitiva, per riposizionare il sistema delle piccole imprese, vero cuore pulsante dell’economia toscana. CNA è fermamente convinta, infatti, che si debba investire sul patrimonio di piccole imprese presenti nel territorio, perché è certa che il “futuro ha radici antiche”.

 

IL PROGETTO CNA TOSCANA PER IL RILANCIO E LO SVILUPPO DI ARTIGIANATO E PMI

 

1- Investimenti, liquidità, patrimonializzazione: sostegno alle imprese per nuovi investimenti, liquidità finanziaria anche per i settori in crisi, favorire la patrimonializzazione delle imprese per affrontare le sfide imposte da Basilea III rifinanziando e/o potenziando alcuni interventi della Regione, come il fondo rotativo e le misure "emergenza economia".

2- Sistema regionale delle garanzie, il ruolo dei Confidi e di ACT: aumentare i contributi per la patrimonializzazione dei Confidi e in particolare di Artigiancredito Toscano, decisamente insufficienti a fronte della grave crisi finanziaria e creditizia del sistema economico toscano.

3- Politiche d'innovazione: orientare le incentivazioni per R&S al sistema delle piccole imprese al fine di accrescerne la capacità competitiva e garantire un adeguato finanziamento alla misura per l’acquisto dei servizi qualificati.

4- Politiche di promozione: calibrare sulle necessità delle piccole imprese il Piano Promozionale della Regione attraverso azioni dirette anche ai mercati europei e prevedere adeguate misure di sostegno.

5- Interventi settoriali: interventi mirati al sostegno di settori manifatturieri con peculiarità di crescita particolari;  interventi per la subfornitura;  attenzione alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato artistico.

Taglio dei costi della politica: adeguamento delle indennità e del numero degli eletti alla media europea, abolizione delle province e accorpamento dei piccoli comuni, dimezzamento dei consiglieri regionali, comunali e circoscrizionali, riduzione del numero dei consiglieri nei CdA delle aziende pubbliche.

Taglio dei costi dell’amministrazione regionale e degli enti di emanazione regionale: riduzione del personale della pubblica amministrazione mediante un rigoroso blocco del turn-over, riduzione drastica degli incarichi esterni e delle consulenze. Drastica sforbiciata agli Enti di emanazione regionale.

Maggiore impegno nella lotta all’evasione fiscale.

Privatizzazione delle principali aziende pubbliche e public utiliy, con un gettito significativo allo stato e riduzione drastica dell’intervento della politica (e delle sue logiche spartitorie).

AZIONI PER IL RILANCIO DEL settore costruzioni, il più duramente colpito dall’attuale fase di recessione economica: sblocco dei pagamenti per gli appalti di lavori e servizi; assegnazione nel più breve tempo possibile delle opere pubbliche “cantierabili”; accelerazione delle procedure di semplificazione amministrativa; utilizzo di quota parte del bilancio della Regione per i pagamenti degli enti locali vincolati al patto; forte azione della Regione in merito alla modifica del Codice degli Appalti, che ha portato le gare negoziate sino a euro 1.000.000.