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MASCHERINE: PARADIGMA DELLA DEBOLEZZA DEL MADE IN ITALY

17 Giugno 2020

Dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio circa la messa in commercio delle mascherine ad un prezzo imposto al consumo che non poteva superare i cinquanta centesimi, CNA ha subito paventato il pericolo di una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri Paesi dove diritti del lavoro, rispetto dell’ambiente, etica e responsabilità sociale sono considerati un disturbo allo sviluppo economico.

Fin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria, CNA Federmoda Toscana ha ritenuto encomiabile che molte aziende della moda avevano deciso organizzarsi e di alimentare la filiera toscana delle mascherine. È stato così che numerose imprese si sono impegnate nella produzione delle mascherine tipo “Toscana 1” che potevano essere realizzate e commercializzate ad uso della collettività. Nel contempo molte aziende si sono spinte oltre nella ricerca ed utilizzo di materiali lavabili e nel confezionamento di mascherine riciclabili. Si tratta di un prodotto non solo di qualità, ma che garantisce anche la legalità della filiera.

L’amara considerazione, alla luce delle cronache emerse in questi giorni a proposito di dispositivi di protezione individuale fuori legge, è che ancora una volta, è necessario avere piena contezza del costo del lavoro in Italia: il prezzo delle mascherine fissato a cinquanta centesimi non può rispecchiare i costi legati alla produzione con metodi tradizionali di mascherine in linea con le regole del lavoro vigenti nel nostro paese.

Infatti l’imposizione ad un prodotto “sartoriale” di un prezzo calcolato sulla base di un processo interamente automatizzato rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese toscane che nel rispetto delle normative hanno cercato di dare un contributo alla popolazione mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che in questo modo non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali.

La battaglia a sostegno del Made in Italy deve fondarsi su scelte responsabili come ad esempio quella di ritenere certe offerte irricevibili, perché esistono dei parametri al di sotto dei quali, in assenza di percorsi produttivi molto tecnologici, si sacrifica inevitabilmente la qualità del lavoro e l’individuo o non si rispettano le regole fiscali e contributive. È giunto il momento di decidere qual’è il futuro che vogliamo: lasciare tutto come prima del lockdown oppure legare le scelte politico-economiche ad una vera sostenibilità economica. Non bisogna inventarci niente di nuovo: basta rileggere e applicare il Titolo Terzo della Costituzione e determinare per ogni categoria i parametri oggettivi di riferimento su cui valutare la congruità economica e sociale delle commesse sia pubbliche che private, e ispirarsi a decisioni a favore delle produzioni locali.

CNA Federmoda Toscana è disponibile a sedersi intorno ad un tavolo per confrontarsi su queste proposte e soprattutto definire le strategie per renderle operative.

Bruno Tommassini, Presidente CNA Federmoda Toscana

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