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ECONOMIA CIRCOLARE, SIGLATO IL ‘PATTO DEL TESSILE’

20 Gennaio 2020

Il Distretto del tessile si avvia verso l’economia circolare. Passo decisivo il ‘Patto per il Tessile’ che è stato siglato venerdì 17 gennaio tra Regione Toscana, Comune di Prato, Alia servizi ambientali e, per il Distretto, CNA Toscana, Confindustria Toscana Nord, Confartigianato Toscana e Astri (l’associazione del tessile riciclato). L’obiettivo del patto è favorire la formazione di filiere certe e stabili da sviluppare dalla lavorazione fino alla destinazione degli scarti e al reimpiego o, laddove questo non sia possibile, agli impianti di incenerimento o alle discariche.

“Il documento che firmiamo – ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi – ribadisce la grande competitività internazionale, non solo europea, di questo distretto produttivo dentro una logica del futuro, quella del riuso, del riciclo, così da evitare quanto più possibile l’impatto delle produzioni, utilizzando materia seconda e certificando produzioni della Toscana. Dopo il patto firmato con il distretto del cuoio, quello odierno è un altro tassello che rende la nostra regione all’avanguardia”. “Lavorando alla costruzione del Patto – ha concluso il presidente Rossi – abbiamo avuto modo di conoscere a fondo le problematiche del distretto, di apprezzare le capacità e l’inventiva degli operatori, ma anche di scontrarci con i limiti e con le difficoltà di dare una risposta unitaria al problema dei rifiuti in una logica di economia circolare. Siamo riusciti nell’intento. Per noi il patto non è la conclusione bensì l’inizio di un rapporto che sarà continuativo con le categorie economiche per valorizzare sempre di più il distretto del tessile di Prato”.

Nella stessa logica di economia circolare, la Giunta regionale approverà anche le linee guida (redatte in collaborazione con Arpat, Arrr e associazioni di categoria) per l’applicazione del regime di sottoprodotto nell’industria tessile, allo scopo di migliorare le performance del distretto pratese proprio a partire dalla sua sostenibilità ambientale e dalla individuazione di nuovi sottoprodotti sottratti al regime dei rifiuti.

“E’ stato un lavoro lungo – ha detto l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni – che ha visto operare fianco a fianco Regione e Comune e le rappresentanze di Confindustria, CNA Toscana, Confartigianato, Astri per consentire al distretto di superare, nella gestione degli scarti della lavorazione, la frammentazione data dalle piccole e micro imprese sperando di incidere positivamente anche sui costi. A questo punto diventa strategico lavorare per cercare, in primo luogo, di ridurre ulteriormente la quantità di rifiuti individuando nuovi sottoprodotti e nuovi prodotti realizzati dagli stessi rifiuti, nonché per assicurare una destinazione certa ai rifiuti per una maggiore tutela ambientale e per non appesantire gli oneri a carico delle imprese, molte delle quali di dimensione familiare”.

Claudio Bettazzi,  vice presidente CNA Toscana e presidente CNA Toscana Centro, ha messo in luce come il patto si inserisca nel percorso che vede il rifiuto come risorsa e quindi in un contesto che trasforma lo scarto in opportunità. “Considerate le difficoltà che le imprese tessili hanno vissuto sulla propria pelle da più di un anno – ha sottolineato Bettazzi –  riteniamo questo protocollo un buon passo avanti per iniziare almeno a dare risposte concrete sia alle legittime richieste di tutto il comparto tessile e abbigliamento, sia all’esigenza di affrontare questa problematica con una chiara impronta ambientale, orientata all’economia circolare. Apprezziamo inoltre l’apertura del tavolo permanente per monitorare la realizzazione di quanto abbiamo sottoscritto, l’individuazione di un’area rivolta a trattare rifiuti provenienti dal distretto pratese e le semplificazioni burocratiche per chi commercia materiali tessili e verrà considerato parte integrante della filiera. E’ chiaro che questa iniziativa, portata a buon fine da Regione Toscana e categorie con il supporto degli altri soggetti firmatari, è orientata nella giusta direzione, ma è un punto di partenza e dovrà andare di pari passo con l’impegno comune e condiviso a portare avanti azioni verso il Governo nazionale sia per giungere ad una normativa efficace sui sottoprodotti tessili e sull’ ‘end of  waste’, sia per aprire un confronto a livello europeo che preservi il distretto tessile e le nostre imprese da eventuali e future ripercussioni negative”.

Il Patto per il Tessile

Il ‘Patto per il Tessile’ tra Regione, Alia e Distretto del tessile mette in campo politiche e azioni rivolte a favorire lo sviluppo dell’economia circolare del distretto del tessile e la creazione di condizioni che consentano una raccolta a rete dei rifiuti speciali, insieme all’individuazione di nuove opportunità alle quali potranno accedere gli operatori (come Eco Firenze, la nuova piattaforma realizzata da Alia spa). Tra gli impegni, la Regione Toscana considererà le esigenze del distretto e più in generale dei distretti produttivi anche in previsione di realizzazione di nuovi impianti di economia circolare in Toscana. Inoltre, manterrà viva un’attività di confronto con la Commissione Europea per lo sviluppo di azioni di prevenzione, recupero, riciclo e riuso degli scarti del distretto. Allo scopo di promuovere processi di ricerca, si impegna anche a definire accordi di collaborazione scientifica con le università toscane. Alia Spa, da parte sua, presenterà la richiesta di modifica dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto al Ferrale, nel comune di Firenze, e richiederà l’autorizzazione al trattamento di rifiuti speciali caratteristici delle aziende del distretto tessile pratese. Il Distretto del tessile solleciterà le imprese ad accrescere la qualità della selezione dei propri rifiuti per favorirne il trattamento, definirà progetti per le riduzione e il riciclo degli scarti delle produzioni, realizzerà approfondimenti sul riuso diretto nel ciclo industriale e individuerà possibili modalità di recupero energetico e di smaltimento.

Cosa sono i sottoprodotti tessili

Le linee guida mirano a fornire indirizzi operativi per l’applicazione del regime di sottoprodotto nell’industria tessile. In generale i più comuni sottoprodotti della lavorazione tessile sono i cascami di lana, di cotone, di fibre sintetiche, di tessitura o di finissaggio (le porzioni di tessuto poste ai lati della pezza che servono a tenere tesa la pezza durante le varie fasi di lavorazione); le fila e i ritagli. L’articolo 184 bis del D.lgs. 152/2006 definisce con esattezza cosa distingue il sottoprodotto dal rifiuto:
1 – la sostanza o l’oggetto deve essere originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
2 – la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato da parte del produttore o di terzi, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione;
3 – la sostanza o l’oggetto potrà essere utilizzata direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
4 – l’ulteriore utilizzo della sostanza o dell’oggetto deve essere legale, ossia deve soddisfare, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non dovrà portare a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Il distretto del tessile

Il Distretto del tessile e dell’abbigliamento comprende i comuni della Provincia di Prato e alcuni comuni limitrofi (Agliana, Quarrata e Montale in provincia di Pistoia, Campi Bisenzio e Calenzano in provincia di Firenze). Il distretto raccoglie oltre 6.500 unità locali, con più di 33.000 addetti complessivi, tra tessile ed abbigliamento, un fatturato stimato vicino ai 5 miliardi di euro, di cui circa la metà da esportazioni. Quello del tessile è già un distretto che recupera e ricicla molto, tanto che gli scarti non diversamente reimpiegabili si stimano attorno alle 50.000 tonnellate anno.

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